NUOVO INIZIO (?)

NUOVO INIZIO (?) 


Tra i tanti impegni che riempiono la vita di un ragazzo (ino), nel suo periodo post-universitario/sbattimento vario, sono riuscito a trovare la voglia e il tempo per riaprire RONZINEPerché ho deciso di trasferire il blog da http://ronzine.wordpress.com/ a questa nuova piattaforma?
Semplice. E’ molto più semplice e mi lascia più libertà/rapidità nella consultazione di ciò che pubblico e ciò che andrò a pubblicare.
Il tono che terrò qui sarà il solito.
Si parlerà di tutto ciò che riguarda la “cultura giovanile”, per quanto possa odiare questo termine.
Probabilmente ci caricherò tutto ciò che avrò voglia di pubblicare!

Dopo questa breve presentazione, spero di non far passare troppo tempo dal primo post serio!

A presto!

FB: https://www.facebook.com/prugnu.squad
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Tu cosa faresti?

per il reato di cui agli artt. 81 cpv., 341 bis c.p. perché, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in luogo pubblico e in presenza di più persone, in occasione della manifestazione di protesta del movimento NO TAV, presso le carreggiate dell’Autostrada A32 Torino-Bardonecchia all’altezza dello svincolo di Chianocco, offendeva l’onore e il prestigio del brigadiere MACRI’ Alessandro progerendo la frase: ‘che pecorella che sei…’

La domanda da farsi è questa: 
Se costruissero un’autostrada che rivoluzionerebbe il paesaggio di casa tua, cosa faresti?
Se costruissero una grande opera solo perché qui, in italia, combattere la disoccupazione e la crisi vuol dire gettare soldi su industria automobilistica e mattone, e tale opera non farebbe altro che aggiungersi al gran numero di infrastrutture del cazzo rimaste solo come una lunga ferita sul territorio, cosa faresti? 
E se sai che i dati statistici pro costruzione tav risalgono al 2005, mentre adesso il trasporto su gomme in quella zona è di 1/5, ma ciò è irrilevante perché è una torta di 24 kkk di € e del paesaggio di casa tua, chi se ne sbatte, tu che faresti? 

La risposta tienila per te.

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Togliersi un sassolino [1]

Ricordo le parole di una simpatica ragazza che un giorno mi disse che la violenza nei videogiochi era uno dei mali della nostra società.
La sua argomentazione girava attorno al seguente punto (riporto quel che ricordo): “Vi bombardano gli occhi (e la mente n.d.r.) con tutti sti cosi da ammazzare. Avanti PuM Pum! Ammazzate. Sangue sullo schermo. Poi ho visto quel gioco [nell’immaginario dell’uomo qualunque, GTA è l’unico esempio che è possibile riportare, sempre ad ogni fottuta occasione] in cui prima vai con le prostitute e poi le uccidi rubando il denaro. Poi stai zitto che se ti piacciono ste cose vuol dire che sei infantile. Così sminuisci la morte. Abituato come sei a vedere cadaveri (ambulanti e non), per te un cadavere vero non fa alcun effetto”. 
Poi, visto che il “bel pensiero” generalmente è accompagnato da escatologie universali come  “armonie delle cose” , “disegno divino” e altre, felici, scatoline mentali, la mia domanda è:

Quindi, sulla spiaggia di Vibo Marina, attorno al poveraccio morto annegato (19 anni), c’erano tutte persone che con la morte avevano un rapporto quotidiano, ludico e non?
Continuarsi a sbaciucchiare la fidanzata o giocare a racchettoni, mentre c’hai a qualche metro un cadavere imbustato, è tipico di un fottuto miscredente?

Chissà quanti timorati di dio c’erano lì vicino, nell’ipocrisia del non porsi mai domande, con l’unica certezza di passare qualche oretta con le palle al sole, pur di non pensare alla vita che non hanno scelto e che non li stimola abbastanza.

[torno ai miei giochini malvagi]

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Perché sei un potenziale criminale e non lo sai!

La questione della sparatoria davanti al palazzo non penso sia così complicata da capire. Le solite dichiarazioni, le solite ricostruzioni…
Però ecco che spunta la vocina di un giornalista che, mentre fa l’identikit del tizio, dice: “disoccupato, separato, con problemi di gioco d’azzardo e appassionato di videogiochi”.
Ho un dejavu: “i due giovani attentatori avevano premeditato l’attentato e avevano altre armi in casa. Erano due appassionati di videogiochi…”
Ma anche quel folle della Norvegia era appassionato di videogiochi.
Quando faceva parte degli indiziati, perfino quel ragazzo al centro della contesa tra Sara Scazzi e Sabrina era un appassionato di videogiochi.
Ora, com’è che l’unico fattore conduttore tra gli uccisori è il videogioco?
Perché questa (quella italiana) è una società che spesso parla di cose che non conosce, per sentito dire. Perché decide lei quali siano le forme d’arte dignitose e quali invece siano uno sfogo primordiale brutale.
Ho giocato a un buon numero di videogiochi e posso tranquillamente affermare che delle volte ho visto più arte lì che non in un libro o in un film. Questo perché è un medium culturale a tutti gli effetti. La violenza e il sesso nei videogame???
Dov’è? Quale questa violenza indicibile che fa di me un maniaco?
Non so, avete dato un’occhiata all’inferno di Dante (non il videogame)? L’Iliade di Omero? Cazzarola ancora c’ho in testa Rolando moribondo che suona il corno e per lo sforzo gli schizzano fuori le cervella dalle orecchie! La bibbia??? Ricordo la parte quando dio per punire un re aveva fatto due montagnole di teschi (presi uccidendo i figli del suddetto re) e le aveva messe all’entrate della città!
Quindi il sillogismo: Videogioco=violenza, Crimine=violenza, lo lascio all’ignoranza.
La prossima volta quando fate l’identikit dite pure che ascoltava Ramazzotti, leggeva Moccia e mangiava da Mcdonald’s!

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Giuda

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Giuda. Uno dei personaggi del vangelo che più mi incuriosisce e più mi piace. Un uomo che aveva scritto nel destino di dover essere un traditore.
Che senza il suo tradimento non sarebbe nata l’idea di quella religione che è il cristianesimo. Un uomo che ha perso e che non avrebbe potuto fare altro.
E si ritrova così, ad aver assecondato un volere divino e ad essere odiato e sprezzato per tutti i secoli.
Giuda è l’uomo che ha perso in tutte le vicende della storia umana.
L’uomo che non ha potuto dire la sua, perché la storia la racconta solo chi la vince. Giuda è il perdente per eccellenza, il vinto.
La giornata di oggi, per me, è rivolta alla sua figura.

Giuda si impicca a 22 anni, seconda la tradizione, ed è il più colto tra gli apostoli.

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Perchè questo papa mi fa molta più paura rispetto ai precedenti.

Studiando la storia, mi sono trovato spesso a confrontarmi con le meccaniche umane. Tra i libri che ho letto c’era addirittura qualcuno che pensasse che l’uomo, tutto sommato, ha poco libero arbitro. Le leggi che governano il mondo sono molto simili alla matematica, e vi sono dei principi che possono farci prevedere il futuro. Chiaramente, l’autodeterminismo e il giustificazionismo storico sono due concetti scoperti tanti e tanti anni fa, un pò come l’acqua calda. Tra i libri che ho letto per l’esame di archeologia cristiana, c’era un libro molto interessante, che penso mi abbia quantomeno acceso una lampadine in un momento storico che davo per scontato.
Il libro in questione è di Peter Brown, si intitola “Potere e cristianesimo”, e affronta le meccaniche di conquista del nuovo potere.
L’idea che abbiamo ereditato, vuoi grazie alle serie tv, cartoni animati e quant’altro, dei cristiani come carne da macello sotto gli imperatori sanguinari è vera, fino a un certo punto.
Le reali “inquisizioni” contro i cristiani, pianificate e portate a termine, non sono più di 3 o 4. Perché condannati a morte? In uno stato fortemente centralizzato come quello imperiale romano, un uomo poteva adorare qualsiasi cosa, purché avesse prestato fedeltà all’impero e all’imperatore. In un momento storico nel quale perfino le orge erano regolamentate, chiunque non mettesse al primo posto la fedeltà verso l’impero rischiava la pena di morte. Tutte le religioni sono state tranquillamente, chi più chi meno in base alla propria potenza persuasiva, inglobate nel sistema romano attraverso il fenomeno del “sincretismo”. Mitra, giove o astarte, erano tutti ben accetti. L’ebraismo e il cristianesimo erano l’eccezione, poichè nella loro scala di valori, sebbene qualcuno gli abbia detto “date a cesare quel che è di cesare…”, vi era esclusivamente dio e la vita ultraterrena.
Quindi, già alla fine del IV sec. d.C. l’imperatore romano era un forte simpatizzante cristiano, e aveva molti parenti in famiglia che erano dichiaratamenti fedeli a cristo.
I “lunghi secoli di persecuzioni” non erano più di 2.
Ed ecco qual’è stata la chiave del reale successo e di controllo fin dall’antichità:
Il sistema romano era basato, come del resto anche quello precedente dei regni ellenistici, sui clientes. Cioè, vi erano grandi “network” di amici che, scambiandosi doni, si legavano l’un l’altro per assicurarsi il potere sociale. Chiaramente gestire una rete di clientes, e rimanere in vista nella società attraverso la paideia greca, era molto costoso.
Nel IV sec. d.C. (qualcuno dice per differenze “climatiche” altri per motivi prettamente economici) l’impero romano vive il momento “perentoriamente” più buio.
La crisi economica non permette più una gestione di clientes e la cultura, benché immateriale, aveva necessariamente bisogno di flussi monetari costanti.
Il divario tra i ricchi e i poveri era in netto aumento, e grosse masse di persone si spostavano dalla campagna alla città.
Il polo carismatico, l’uomo, che attraverso “panem et circenses” si era riuscito a guadagnare la fedeltà e il potere sui propri concittadini, sparisce.
Per qualcuno però inizia la fortuna.
Se gestire e guadagnare una rete di clientes facoltosi era enormemente costoso, gestire ed accaparrarsi la fedeltà incondizionata di un “letteralmente” morto di fame, era semplice.
Uomini carismatici, alcuni di loro istruiti e colti, eliminano ogni tipo di ricchezza apparente, si spogliano delle vesti appariscenti, tolgono i propri gioielli ed ogni tipo di monile vistoso. Diventano “uomini tra gli uomini”, “primus inter pares”. Contemporaneamente, possono gestire le proprie risorse, seppur poche, ad appannaggio delle classi sociali più disagiate, che contavano la percentuale maggiore di popolazione del IV sec.
Non vi erano più “clientes”, nè una stupida ed inutile “paideia” da sponsorizzare economicamente. Il più grande esempio, la più grande “cultura” diveniva quel pezzo di pane dato al povero.
Masse di fedeli vengono sfamate e si legano fedelmente ed insolubilmente a un uomo di forte carisma, che nel frattempo inizia a chiamarsi “vescovo”. Nascono delle prime organizzazioni “para militari”, i parabolani che arrivano dove il potere imperiale non riusciva. Organizzano ronde di difesa, proteggono i fedeli dalle aggressioni.
Un uomo, il vescovo, diventa il nuovo polo attorno cui ruotano tanti fedeli. Con questo cambiamento di prospettiva, la “caritas” cristiana diventa il modo migliore per crearsi un “network” più grande e più stabile. Il gioco però è possibile solo se non c’è il benessere. Altimenti, dopo lo stomaco, altri organi vorranno essere soddisfatti e in quel momento ci sarà ben poco da offrire.
Ma questo non è il caso della tarda antichità e del basso medioevo.
L’imperatore stesso decide di abbracciare questa nuova fede.
Gli storici tutti hanno un’opinione abbastanza sicura della faccenda: a prescindere se ci sia stata una reale conversione, il cristianesimo funge da “unico collante” per l’impero. L’unica possibilità di tenere insieme pezzi di un impero che, tra guerre, crisi, povertà e malattie, si sta sfaldando.
Paradossalmente, a differenza dei filosofi greci e dei loro circoli, i primi vescovi non parlano tanto alla mente delle persone, ma ai bisogni. L’appartenenza a un gruppo sociale, un pasto, la sicurezza e un’alternativa.
La grande patristica cristiana, mirabile per aver creato un’alternativa alla cultura classica e derivando da essa, si rivolgerà ai “gentili” ovvero a quelle classi sociali che invece avevano già un’agiatezza economica. Convincendoli del fatto che: il cristianesimo è in aumento inesorabile (vedi prima), e tutto sommato non si distacca molto dal pantheon classico. “Diciamo le stesse cose, ma in modo diverso”.
Contemporaneamente gli archeologi trovano case con camere nascoste che contengono sculture antiche, salvate così alla distruttiva furia cristiana. La biblioteca di Alessandria diventa una chiesa, buona parte dei templi vengono distrutti o trasformate in chiese (vedi partenone, il tempio di minerva a perugia o il tempio di Paestum).
Nel IV sec. d.C. un nuovo potere ha preso il sopravvento.
Tornando ai nostri giorni.
In questo momento di profonda crisi economica, che come al solito precede la crisi sociale e intellettuale.
Il papa ha tolto l’anello d’oro e il crocifisso d’oro.
Ma ha tuonato contro i gay.
Il papa non vuole la sua auto di lusso.
Ma ha detto che la donna non è adatta a far politica.
Esortato i vescovi ad andare per le strade.
Ha condannato l’aborto, come atto inviso a dio.
Inizio ad avere paura.

<<conquista l’anima di un bambino a 7 anni e lo avrai tuo tutta la vita>> motto gesuita.

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Il cattolico progressista

Visto che ultimamente c’è questa immagine mitica del cattolico progressista, dei preti gay, delle suore femministe, sacerdoti su twitter e stronzate simili, vorrei ricordare solo un paio di cosette:

La chiesa cattolica è per impostazione/dogma/definizione:
– contro gli omosessuali
– pro visione della donna ad uso e consumo dell’uomo (in alcuni punti della bibbia è chiamata animale senziente)
– contro le istituzioni umani, ad eccezione della chiesa stessa
– contro il sesso come strumento di piacere
– pro visione della natura e degli animali ad uso e consumo dell’uomo
– pro visione della vita come concessione divina e svuotata da ogni valore autonomo

Esorto, prima di rispondere “sono falsità”, di prendere quel cazzo di libro chiamato bibbia antico e nuovo testamento, e di leggere random una paginetta al giorno.
Riporto la felice lettera di Paolo a Timoteo e parte di quella ai Corinzi, che letta durante la messa non sdegna nessun animo; gli stessi animi che si indignano quando viene calpestata la dignità di un essere umano.

Prima lettera a Timoteo (capitolo 2):
9 Allo stesso modo, le donne si vestano in modo decoroso, con pudore e modestia: non di trecce e d’oro o di perle o di vesti lussuose, 10 ma di opere buone, come si addice a donne che fanno professione di pietà. 11 La donna impari in silenzio con ogni sottomissione. 12 Poiché non permetto alla donna d’insegnare, né di usare autorità sul marito, ma stia in silenzio.
3 Ma voglio che sappiate che il capo di ogni uomo è Cristo, che il capo della donna è l’uomo, e che il capo di Cristo è Dio. 4 Ogni uomo che prega o profetizza a capo coperto fa disonore al suo capo; 5 ma ogni donna che prega o profetizza senza avere il capo coperto fa disonore al suo capo, perché è come se fosse rasa. 6 Perché se la donna non ha il capo coperto, si faccia anche tagliare i capelli! Ma se per una donna è cosa vergognosa farsi tagliare i capelli o radere il capo, si metta un velo. 7 Poiché, quanto all’uomo, egli non deve coprirsi il capo, essendo immagine e gloria di Dio; ma la donna è la gloria dell’uomo; 8 perché l’uomo non viene dalla donna, ma la donna dall’uomo; 9 e l’uomo non fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. 10 Perciò la donna deve, a causa degli angeli, avere sul capo un segno di autorità. 11 D’altronde, nel Signore, né la donna è senza l’uomo, né l’uomo senza la donna. 12 Infatti, come la donna viene dall’uomo, così anche l’uomo esiste per mezzo della donna e ogni cosa è da Dio. 13 Giudicate voi stessi: è decoroso che una donna preghi Dio senza avere il capo coperto? 14 Non vi insegna la stessa natura che se l’uomo porta la chioma, ciò è per lui un disonore? 15 Mentre se una donna porta la chioma, per lei è un onore; perché la chioma le è data come ornamento.

34 Come si fa in tutte le chiese dei santi, le donne tacciano nelle assemblee, perché non è loro permesso di parlare; stiano sottomesse, come dice anche la legge. 35 Se vogliono imparare qualcosa, interroghino i loro mariti a casa; perché è vergognoso per una donna parlare in assemblea.

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